21 Set 2015

Testare le newsletter prima dell'invio. Possibile?

Anche se nel costruire la newsletter abbiamo seguito tutti i consigli e le buone pratiche più recenti, al momento dell'invio saremo comunque attenagliati da mille dubbi: "Non avrò usato caratteri troppo grandi? Forse il subject contiene termini non graditi a qualche filtro? E se la mail viene riconosciuta come spam?".

È sicuramente possibile e consigliabile fare dei test prima degli invii reali, ma è importante comprenderne i limiti.

Letterbox

Uno degli “spam test” più comuni è il check effettuato dando in pasto l’email ad un popolare software AntiSpam, chiamato SpamAssassin.

Questo tipo di approccio ha diversi problemi:

  1. l’email analizzata da SpamAssassin in questo modo non viene realmente spedita e quindi non è possibile controllare alcune informazioni fondamentali (come, ad esempio, l’IP che la spedisce).
  2. Yahoo, Gmail, Libero, Alice, Outlook.com e la maggior parte dei grossi provider di posta non usa SpamAssassin, ma altri sistemi che forniranno, nei fatti, risultati molto diversi.
  3. Anche chi usa SpamAssassin non è assolutamente detto che lo utilizzi con la stessa configurazione (la configurazione incide in maniera fondamentale sul risultato) e, comunque, anche a parità di configurazione, i risultati possono variare di molto a causa dei database interni che SpamAssassin costruisce man a mano che riceve email e tramite i quali può cambiare il suo comportamento.

Un altro metodo “empirico” di test è l’invio diretto della newsletter ad un indirizzo email reale. Anche in questo caso ci sono diversi limiti:

  1. Ogni provider utilizza sistemi AntiSpam differenti, per cui bisognerebbe avere una casella di posta per ogni provider, cosa fattibile per quelli gratuiti, più complicata o impossibile per quelli a pagamento o aziendali.
  2. Alcuni provider modificano il comportamento da casella a casella, quindi anche provando ad inviare l’email ad una loro casella non avremo la certezza che il comportamento sarà lo stesso per le altre loro caselle (Gmail ne è il classico esempio).
  3. L’invio dell’email di test, almeno in termini di “volume”, è molto diverso dall’invio della email reale.
  4. Il filtro AntiSpam farà quindi considerazioni basate solamente su quella email specifica, mentre nell’invio effettivo potrà fare considerazioni basate sul comportamento dei primi destinatari che la riceveranno: la sua decisione relativamente all’email massiva potrebbe essere differente da quella relativa all’email di test.

L’operazione di test preventivo è quindi molto dispendiosa e non completamente affidabile.

Il consiglio è dunque quello di implementare le best practice che da sempre indichiamo, partendo dalla corretta raccolta del consenso, proseguendo con la costante pulizia della lista, senza perdere di vista il monitoraggio dei risultati.
In questa maniera il rischio di problemi relativi ai filtri antispam viene ridotto drasticamente, senza pesare sul budget dell'operazione.

Commenti

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